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L'ERBALUCE
Albaluce, la ninfa figlia del sole e dell'alba, commossa per l'affetto
che le dimostravano gli abitanti della zona di Caluso, una cittadina non
distante da Ivrea, non riuscì a trattenere le lacrime che ,
cadute sul calcareo suolo, originarono il vitigno denominato in suo onore
ERBALUCE.
Se pagana è la leggenda, sacra è la storia che vede Sante
Lancerio, cantiniere di Papa Paolo III Farnese, nel favoloso periodo rinascimentale,
tessere le lodi dei vini del Canavesano in cui non è difficile
scorgere quelli derivanti dall'Erbaluce i cui grappoli, come diceva il
Tedeschini, si accendono al sole di caldi riflessi di vivo rame.
Le vinacce, normalmente separate dal mosto, sono delicatissime da lavorare
in grapperia e richiedono grandi attenzioni, sia nella fase di conservazione
che durante la distillazione.
Anche quelle, ancora più rare, che derivano dalla preparazione
del celeberrimo passito di Caluso sono particolarmente sensibili al passaggio
in alambicco ma, come ogni cosa preziosa, gli sforzi vengono davvero compensati
dal risultato.
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