|
Come distillasse Battista Revel Chion, non ci è dato di sapere,
ma possiamo presumere che utilizzasse alambicchi a fuoco diretto dotati
di una certa potenzialità, visto che il Servizio di Pesi e Misure
lo accreditava come distillatore.
Di
grande interesse - e di pari attualità - l'attrezzatura già
a disposizione di Giuseppe, nonno degli attuali proprietari della distilleria:
un alambicco a fuoco diretto per la distillazione della vinaccia e un
secondo, sempre a fuoco diretto, per ridistillare le flemme del primo
e ottenere la grappa.
Nel
1923 gli alambicchi, senza cambiare tipologia, divennero tre e, nel
1948, per opera di Eugenio e Serafino, figli di Giuseppe, furono sostituiti
dal
più delicato sistema a bagnomaria che funzionò, con
vari rifacimenti e migliorie, per quasi trent'anni, fino al 1977 quando
fu a sua volta sostituito con il più
moderno apparecchio continuo a vapore adeguando l'opificio alle mutate
condizioni enologiche, con lo specifico obbiettivo di distillare le vinacce
quanto più possibile fresche.
Tutto questo senza perdere quel carattere artigianale che deriva dalla
capacità di trasmettere di generazione in generazione un mestiere
e non solamente gli strumenti per eseguirlo.
Ogni anno si distilla al massimo mezzo milione di chilogrammi di vinaccia
(meno dell'1% di quanto ne lavorano i più grandi opifici del settore)
e, a far funzionare l'alambicco, oggi come un secolo fa, ci sono sempre
i Revel Chion.
|